God save the Queen. And Starbucks, please.

Finally it’s here, one of the most awaited event of 2012: the Queen’s Jubilee.
Many events are happening in London, but since I spend most of my time working – and restaurants do not know what Bank Holidays means – I’m not exactly enjoying the big party. Not yet anyway.

The only thing I was able to enjoy was the special Frappuccino Starbucks made to celebrate the occasion. It’s called Royal Mint and it’s a mix of chocolate and peppermint. As a Starbucks addicted I couldn’t possibly imagine not to try it, so as soon as I finished my shift at the restaurant I headed for Oxford street to my favourite Starbucks store. There wasn’t the usual incredibly long queue I am now used to wait for. I just ordered my Royal Mint Frappuccino and – surprise! – got a gold foiled chocolate medal for free, apparently it comes with the drink. I really should make a note to thank the Queen as soon as I get the chance.

Golden Chocolate Medal

Golden Chocolate Medal

It was a bit chilly outside so I chose to have my Frappuccino inside, reading my book and relaxing after a boring day at work. It probably wasn’t the best drink I had in Starbucks as to me the peppermint flavour was a bit too strong and covered the chocolate ones.
But I guess this is the problem of a chocoholic like me. In fact, my favourite Starbucks drink is – and probably will always be – my beloved Caramel Hot Chocolate, cream on top, of course. And not the salted one I tried in New York. That was disgusting. Just traditional Caramel Syrup please!
My second favourite is the Banana Chocolate I had in New York when I went the first time in September 2008. That was my first time to Starbucks at all and I definitely fell in love for it back then. Shame it was just a special for that summer. I never found it again in any other Starbucks.

Royal Mint Frappuccino - Starbucks Jubillee Special Edition

Royal Mint Frappuccino – Starbucks Jubillee Special Edition

So here’s my first Jubilee impression. I hope the Queen might forgive me if the only thing I could appreciate of the first Jubilee day was only a matter of food. After all, when it comes to me, it is always about food.

PS. Don’t forget that till the 5th of June you can still enjoy the Happy Hour! From 3 to 5pm you can enjoy any Frappuccino you like for half of its price. As Starbucks smartly suggest it means you can go with a friend and it’s just gonna be like 2-4-1!

I was a guest at the wedding of this eternity

Ho visto Twilight, la prima volta, nel settembre 2009 sotto suggerimento del ragazzo che frequentavo all’epoca. Non è il mio genere di film, per nulla. Ma è un film che riesco a vedere.
Un paio di mesi dopo mi trovo in Inghilterra e non appena si inizia a respirare aria di New Moon scopro che la mia coinquilina è una fan della serie e mi porta a vedere il secondo film. Continuo a ritenere che non sia il mio genere, ma la scena in cui Jacob – il lupo – si toglie la camicia perché Bella si è ferita, ammetto che mi ha regalato qualche momento di forte… emozione.

Nel 2010 esce poi Eclipse ma nessuno mi convince ad andare al cinema a vederlo, nè a vederlo in qualsiasi altro modo, per cui procedo la mia vita incurante di quello che accade a Bella, Edward, Jacob, amici e nemici.
Il caso vuole che mi trovo a New York per l’uscita della prima parte di Breaking Dawn, lo scorso novembre; il caso vuole altresì che io mi ritrovi ad avere per colleghe una a cui piacciono i vampiri e una a cui piace Edward Cullen.
Non solo. Essere a New York per la prima di un film del genere è un fenomeno interessante, soprattutto dal punto di vista sociologico. Il mio interesse era capire a che livello erano pronte ad arrivare le ragazzine, donne, mamme fan della saga. E poi mi interessava scoprire se Jacob si sarebbe spogliato un’altra volta.

Io ed Isabella abbiamo passato una buona percentuale delle nostre serate newyorkesi al cinema, così siamo venute a scoprire che il giovedì 17 novembre ci sarebbe stata una sorta di “Nottata Twilight”. Mi spiego. Dal momento che il film sarebbe uscito in sala il venerdì 18 sarebbe stato impossibile mostrarlo prima, ma astutamente all’AMC Cinema avrebbero fatto iniziare il film alle 00.01 del venerdì. Nel caso, poi, qualcuno avesse scordato cosa fosse accaduto nel film precedente – oppure, come nel mio caso, non lo avesse nemmeno visto – alle 21.00 ci si dava appuntamento tutti insieme appassionatamente per vedere Eclipse prima dell’Inizio di Breaking Dawn parte I. Tutto al prezzo di 15 dollari! Una vera offerta, considerando che normalmente un singolo film al cinema costa 13.

Proponiamo la serata a Vale e insieme decidiamo che non possiamo perderci questa opportunità. Il 17 usciamo dal lavoro e ci rechiamo subito al cinema AMC sulla 19esima, nei pressi di Union Square, a prendere i biglietti per assistere al Matrimonio dell’Eternità, dopodiché, per ingannare l’attesa, andiamo da Starbucks.

Verso le 20 iniziamo ad avviarci verso il cinema, timorose che le fan ci possano rubare l’agognato posto per assistere alla prima del quarto episodio della saga (all’AMC i posti non sono numerati, chi primo arriva si sceglie il posto migliore, that’s it).
Il cinema è stranamente semi-vuoto, allora ci avviamo con calma verso il bar dove ordiniamo la cena: maxi confezione di pop-corn ricoperti di burro fuso e maxi coca-cola.

Ci avviamo finalmente verso la sala, ma non prima di fermarci al tavolo delle fan. Due ragazze ci distribuiscono il materiale della brava Twilight Saga Fan, ossia un cartellino da mettere intorno al collo e una spilla. In realtà sono elementi di riconoscimento che ci distinguono da coloro che sono nelle altre sale, questo al fine di evitare che chi non ha acquistato i biglietti per Breaking Dawn entri ugualmente a vederlo approfittando della confusione che si crea nella pausa tra il primo ed il secondo film.

Entriamo finalmente in sala e iniziamo a gustare la nostra prelibata cena – ci tengo peraltro a ricordare che si tratta dello stesso giovedì dell’offerta di Mastercard, per cui dopo aver pranzato con un gustoso panino alla cipolla, ci concediamo una cena genuina a base di poc-corn, burro e coca-cola.

Attendiamo con ansia l’inizio del primo film guardando pubblicità e trailer, quando l’audio si interrompe. Alcune teens si indispettiscono, e noi con loro. Presto ci rendiamo conto che sono entrate delle ragazze che lavorano per il cinema: iniziano a spiegarci che faremo un gioco, una specie di quizzettone sulla saga. Chi risponde esattamente alle domande vince dei preziosi gadget: in palio ci sono magliette con Edward o con Jacob. La posta in gioco è alta.

Io, Isa e Vale siamo squalificate in partenza. Primo, non siamo delle vere fan ma siamo lì con scopi poco nobili: vedere Jacob nudo, vedere un po’ di sana violenza tra lupi e vampiri e vedere le teens strapparsi i capelli. In secondo luogo – anche se è imbarazzante da ammettere – non capiamo una parola di quello che le ragazze stanno dicendo, ma nonostante queste palesi difficoltà proviamo ugualmente a metterci in gioco urlando risposte a caso, tipo: “Come si chiamano i nemici dei Cullen?” “Ha gli occhi verdi!”.
Vale è disperata, ci tiene tanto ad avere la maglietta di Edward, ma tutte noi sappiamo di non essere all’altezza del compito.

Il gioco finisce. Inizia il film. Finisce il film. Pausa bagno.
Free refill di pop-corn e di burro fuso. Torniamo in sala.
Davanti a noi un ragazzo e una ragazza giocano a picchiarsi facendo finta di litigare. Ad un tratto la ragazza si gira e per fare un dispetto al suo amico ci chiede se qualcuno di noi vuole la maglietta. Con convinzione indico Valeria; “Lei! Lei la vuole!”.
Valeria nega, si agita. Ma la ragazza ci tira la maglietta e si rigira a litigare con il suo amico.
Valeria è felice. Guarda la maglietta per scoprire se sia di Edward o di Jacob. E’ di Edward. Valeria si sente Bella con il suo vampiretto pallido.

Inzia il secondo film. Finisce il secondo film.
Ormai siamo a forma di pop-corn e rotoliamo verso il bagno.
Usciamo e ci avviamo verso i nostri mezzi abituali: Isa prende il taxi, Valeria la subway ed io mi illudo di riuscire a prendere il bus, ma come al solito faccio prima ad arrivare a casa a piedi.

Peccato non aver visto le teens strapparsi i capelli.

Restrooms

Girando per New York capita spesso di vedere dei cartelli sulle porte di bar e locali che indicano che il bagno può essere utilizzato soltanto dai clienti. 
Non mi vergogno ad ammettere che – da brava vecchietta – mi è capitato spesso girando per la città di avere bisogno di andare in bagno e di imbattermi in questi cartelli minacciosi.
 Ecco quindi una piccola guida d’aiuto per tutti coloro che si recano a New York e sono consapevoli della propria incontinenza.



Tipicamente la scelta numero uno ricade su catene come McDonald’s e Starbucks, tuttavia li sconsiglierei per due motivi: la coda, soprattutto negli Strabucks, è interminabile e comunque l’igiene è veramente scarsa proprio a causa dell’affluenza.

Un’alternativa interessante sono i grandi negozi di abbigliamento: catene come Loehmann’s, Century 21 e Macy’s hanno bagni ampi e puliti che sicuramente sapranno soddisfare le vostre necessità. Appena entrate nel magazzino controllate i cartelli che si trovano generalmente di fianco a scale mobili e ascensori sui quali si trovano le indicazioni su che cosa si trova ai diversi piani; oltre a leggere dove potete trovare scarpe, borse e accessori troverete sicuramente indicato anche il piano a cui potete soddisfare bisogni diversi dallo shopping.

Personalmente, ammetto di avere delle preferenze per quanto riguarda i restrooms: i miei preferiti sono quelli degli hotel di lusso. Se vi trovate a Times Square non perdetevi il Marriott sulla Broadway, al 1535; sulla Madison la scelta migliore è sicuramente il Palace Hotel (l’hotel in cui alloggiava Serena nella prima serie di Gossip Girl) oppure potete usufruire dell’Hilton sulla Ave of the Americas, tra la 53esima e la 54esima strada. Sono tantissimi gli hotel in cui si può entrare senza il timore di essere fermati alla reception, molti di questi infatti hanno all’interno bar, negozi e ristoranti, per cui sono assolutamente di libero accesso per chiunque! Il bello è che pochi pensano di sfruttare gli hotel solo per andare in bagno e il risultato è che questi sono sempre poco affollati e ben puliti.

Se preferite una toilette un tantino più culturale, al prezzo di un dollaro potete usufruire del bagno del Metropolitan Museum: il museo costa intorno ai 20 dollari, ma è possibile entrare lasciando una semplice offerta e potete quindi sfruttare i loro servizi lasciando il minimo indispensabile. Potete anche sfruttare gratis il MoMA il venerdì sera (perché solo il venerdì è gratuito) oppure il Museo di Storia Naturale, sempre ad offerta come il Met – già che ci siete però, fatevi un giro dei musei, ne vale decisamente la pena!

In generale comunque potete trovare toilette un po’ dappertutto, ce ne sono anche al centro di Central Park, totalmente gratuiti… Ma se ne volete di puliti ed eleganti, sapete dove andare.

Cercasi casa disperatamente: seconda puntata

Entro da Starbucks. Non solo per affogare i miei pensieri in un Tall Caramel Frappuccino ma soprattutto per sedermi e controllare la posta elettronica e cercare nuovi annunci.

Una prima mail mi rallegra.
La ragazza che mi aveva scritto che la sua stanza era già stata affittata mi contatta ora per dirmi che in realtà è ancora libera, qualcuno ha deciso di non presentarsi a pagare la caparra in tempo utile e lei ha pensato di scrivermi per ripropormi l’offerta.
Una seconda mail mi rende ancora più felice.
Avevo scritto una serie infinita di scuse per non essermi presentata all’appuntamento che avevo la sera precedente, spiegando che tra aereo, baggage claim e bus JFK – Manhattan i tempi sono stati più lunghi del previsto; la ragazza mi risponde che non ci sono problemi e che posso andare ancora a visitare la casa, it’s still available.

Chiamo e prendo appuntamento.
Visito per prima la casa in cui sarei dovuta andare la sera prima.

Linea verde, fermata sulla 103rd Street. Cammino due blocks più a sud e due più ad est.
La strada per arrivarci è in discesa, ciò significa che ogni mattina per uscire sarei costretta a fare la salita [dislike], ma quando arrivo alla porta dimentico la fatica potenziale e penso: “E’ lei”.
La tipica palazzina newyorkese, in mattoni, con la scala antincendio verniciata di nero e le finestre alte e strette senza tapparelle, né persiane, né tende. Salgo i cinque gradini che mi portano sulla soglia d’ingresso e premo col pollice sul campanello 1A, la porta bianca si apre. Di fronte a me c’è un lungo  e stretto corridoio, in fondo ad esso una ragazza di colore urla “Come in!”, nascondendosi dietro la porta. Avvicinandomi comprendo le ragioni di quella strana accoglienza: due cagnolini di cui ignoro la razza mi saltano sulle gambe non appena varco la soglia e la padrona chiude rapidamente la porta alle sue spalle per non farli scappare.
Alzo gli occhi da terra, mi trovo nel salotto. La ragazza mi spiega che lei dorme lì con i cani e due gatti che scorgo solo ora, uno dorme sul divano mentre l’altro mi osserva dal tappeto.
Mi viene mostrato il bagno, un bagno anonimo con la tenda di plastica a fiori che nasconde la vasca. Arrivo infine nella stanza che avrebbe potuto diventare la mia. Ripenso: “E’ lei”.
La finestra che si affaccia sulla strada principale lascia traspirare una luce intensa che illumina il letto queen size e l’armadio a muro alle sue spalle. Poi, a riempire la stanza, un televisore e un mini-frigo. Vedo una porta, la apro e mi accorgo che dà sul corridoio che ho attraversato pochi minuti prima per entrare in casa: scopro così che la stanza è fornita di un ingresso privato. Un vero e proprio mini-appartamento.

1175 dollari, libera dal 1 ottobre. Considerando che è il 10 settembre, io come sopravvivo venti giorni in una camera di ostello grossa quanto un loculo? Non importa, voglio il mini loft. Pago i 50 dollari per bloccare la stanza, esco e penso: in fondo è facile trovare casa a New York.

E ora, la terza casa. Sarebbe un peccato non visitarla…