Time to think of… the Earth

New York, consumismo.
Non ho girato il mondo. Non conosco tutte le grandi metropoli. Ma mai, quanto a New York, mi sono resa conto degli sprechi.
Sacchetti doppi al supermercato, uno dentro all’altro per evitare che si possano rompere a causa del peso della spesa (anche quando la spesa consiste solo in un pezzo di pane e un sacchetto di insalata).
Caffetterie che servono bevande calde nei bicchieri di cartone anche quando il cliente consuma il suo acquisto all’interno del negozio e potrebbe usare una tazza.
Aria condizionata fino ad ottobre e poi riscaldamento a partire da novembre a livelli imbarazzanti tali da creare escursione termica, anche di decine di gradi, tra l’interno e l’esterno.
Luci sempre accese.
Rotoli di carta igienica venduti singolarmente e, ovviamente, avvolti in una carta che li protegga.

Ma non sono gli studi degli scienziati americani delle più prestigiose Università statunitensi a insegnarci che il nostro pianeta è a rischio?
La notizia è arrivata oltreoceano, addirittura in Italia i sacchetti di plastica sono stati aboliti per legge ed è ora necessario utilizzare sacchetti ecologici.
Come è possibile che qui, invece, ancora la gente non sia sensibile a queste tematiche?

E poi, nel mezzo di Times Square, nel mezzo dell’emblema del consumismo, trovo lui.

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