Cercasi casa disperatamente: seconda puntata

Entro da Starbucks. Non solo per affogare i miei pensieri in un Tall Caramel Frappuccino ma soprattutto per sedermi e controllare la posta elettronica e cercare nuovi annunci.

Una prima mail mi rallegra.
La ragazza che mi aveva scritto che la sua stanza era già stata affittata mi contatta ora per dirmi che in realtà è ancora libera, qualcuno ha deciso di non presentarsi a pagare la caparra in tempo utile e lei ha pensato di scrivermi per ripropormi l’offerta.
Una seconda mail mi rende ancora più felice.
Avevo scritto una serie infinita di scuse per non essermi presentata all’appuntamento che avevo la sera precedente, spiegando che tra aereo, baggage claim e bus JFK – Manhattan i tempi sono stati più lunghi del previsto; la ragazza mi risponde che non ci sono problemi e che posso andare ancora a visitare la casa, it’s still available.

Chiamo e prendo appuntamento.
Visito per prima la casa in cui sarei dovuta andare la sera prima.

Linea verde, fermata sulla 103rd Street. Cammino due blocks più a sud e due più ad est.
La strada per arrivarci è in discesa, ciò significa che ogni mattina per uscire sarei costretta a fare la salita [dislike], ma quando arrivo alla porta dimentico la fatica potenziale e penso: “E’ lei”.
La tipica palazzina newyorkese, in mattoni, con la scala antincendio verniciata di nero e le finestre alte e strette senza tapparelle, né persiane, né tende. Salgo i cinque gradini che mi portano sulla soglia d’ingresso e premo col pollice sul campanello 1A, la porta bianca si apre. Di fronte a me c’è un lungo  e stretto corridoio, in fondo ad esso una ragazza di colore urla “Come in!”, nascondendosi dietro la porta. Avvicinandomi comprendo le ragioni di quella strana accoglienza: due cagnolini di cui ignoro la razza mi saltano sulle gambe non appena varco la soglia e la padrona chiude rapidamente la porta alle sue spalle per non farli scappare.
Alzo gli occhi da terra, mi trovo nel salotto. La ragazza mi spiega che lei dorme lì con i cani e due gatti che scorgo solo ora, uno dorme sul divano mentre l’altro mi osserva dal tappeto.
Mi viene mostrato il bagno, un bagno anonimo con la tenda di plastica a fiori che nasconde la vasca. Arrivo infine nella stanza che avrebbe potuto diventare la mia. Ripenso: “E’ lei”.
La finestra che si affaccia sulla strada principale lascia traspirare una luce intensa che illumina il letto queen size e l’armadio a muro alle sue spalle. Poi, a riempire la stanza, un televisore e un mini-frigo. Vedo una porta, la apro e mi accorgo che dà sul corridoio che ho attraversato pochi minuti prima per entrare in casa: scopro così che la stanza è fornita di un ingresso privato. Un vero e proprio mini-appartamento.

1175 dollari, libera dal 1 ottobre. Considerando che è il 10 settembre, io come sopravvivo venti giorni in una camera di ostello grossa quanto un loculo? Non importa, voglio il mini loft. Pago i 50 dollari per bloccare la stanza, esco e penso: in fondo è facile trovare casa a New York.

E ora, la terza casa. Sarebbe un peccato non visitarla…

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s