Cercasi casa disperatamente: prima puntata

Visto: ce l’ho.
Volo: ce l’ho.
Ostello per i primi giorni: ce l’ho.
Casa: manca.
Inizio a comporre frasi generiche su Google: “Affitti New York” “New York rent” “Share room in Manhattan”.
Non ricordo se sia stata un’illuminazione o un suggerimento, ma ad un certo punto ho iniziato a scrivere semplicemente Craigslist New York.

Ho passato giorni e giorni a guardare annunci sperando di scoprire che i prezzi degli affitti a Manhattan non erano veramente quelli che venivano proposti, ma presto ho dovuto smettere di illudermi e iniziare a fare due conti. Quando mi sono accorta che anche fare i conti sarebbe stato inutile, ho iniziato a rispondere a tutti gli annunci che potevano sembrarmi interessanti in base a pochi e semplici parametri.
Zona: Upper East Side, Midtown, East Village;
Prezzo: intorno ai $1000;
Stanza singola, no-smoke.

Mail inviate: un centinaio.
Risposte: otto.
Tre, cordiali, hanno risposto – dispiaciuti – di aver già affittato la stanza.
Altri tre mi hanno chiesto di riscrivergli solo quando mi sarei trovata fisicamente a New York: il mercato immobiliare è effettivamente abbastanza frenetico.
Due mi hanno dato appuntamento.

• 9 settembre, 20.05, atterro a JFK.
Il primo appuntamento è alle 21.30 ma l’autobus arriva a Manhattan solo alle 22.30; passo a lasciare le valigie in ostello, diventano le 23. La prima casa è andata.
Mi metto a letto e controllo la posta. La ragazza del secondo appuntamento, fissato per la mattina seguente, mi scrive che ha già affittato la stanza ad altri. Mi trovo quindi in ostello, con un telefono non funzionante e nemmeno un appuntamento.

• 10 settembre, ore 10.00, Times Square.
Finalmente ho un numero di telefono americano – senza dover attendere 48 ore per l’attivazione della SIM (inizio a godere del beneficio di non dover avere a che fare con la burocrazia italiana).
Apro il Mac, mi connetto al Wi-Fi di Sephora dall’altra parte della strada e ricomincio la ricerca: stavolta sono presente sul territorio e ho un numero di telefono, non mi fregano!

Trovo un annuncio interessante, invio un SMS dicendo che vorrei vedere la casa.
Il cellulare vibra, messaggio: “78st bw 3rd and 2nd Ave”
Rispondo: “When?”
Il cellulare vibra di nuovo:”Now”

Ho il mio primo vero appuntamento con una casa. Corro alla fermata della subway: shuttle fino a Grand Central, Linea 6 Uptown, fermata 77, cammino 2 blocks verso East River.
Suono al campanello e mi apre Sharon. Mi fa entrare e poi ritorna a cucinare.
Troppo magra e troppo bionda. Mi dice di guardare dove voglio.
Inizio a girare per la casa imbarazzata, senza sapere bene come muovermi e cosa guardare, in Inghilterra mi ero affidata ai coinquilini che ancora non conoscevo ed ero stata fortunata. Scorgo la mia potenziale futura stanza.
“Where do you come from?”
“Italy”
“Really? Matteo, the guy who lives in that bedroom, is Italian too, he’s leaving at the end of the month”.
La mensola è effettivamente piena di prodotti di bellezza: solo un ragazzo italiano farebbe uso di tutte quelle creme per la pelle.

Upper East Side, 1000 dollari. La stanza mi piace. Il letto è enorme. Non c’è un vero e proprio armadio ma solo una cassettiera (dove metto le scarpe?). La proprietaria è israeliana e ha studiato per un po’ all’Istituto Marangoni a Milano ma sa dire solo “Ciao bella”.
Sto per dire “Sì, la voglio”, ma non posso fermarmi alla prima casa.
Devo cercare ancora.

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